Paolo Ciri, sono umbro, vivo a Spoleto, 58 anni, sposato, mio figlio ha 18 anni e studia allo Scientifico, con ottimi esiti. Ho fatto Legge, insegno Diritto, Economia ed Educazione Civica nel nostro storico Istituto Alberghiero. Ho fatto il giornalista sportivo (come hobby/secondo lavoro) per trent’anni (!), sono tutt’ora motociclista. Endurista, soprattutto.
Come e quando ti sei avvicinato alla scrittura e perché scrivi.
Scrivo, con tanta fatica, per la propensione a comunicare le cose che so e che imparo. La stessa che mi ha fatto fare il giornalista, lo speaker, il docente. I primi racconti sono degli anni ottanta.
Di quale genere fanno parte i tuoi romanzi? Ti è venuto spontaneo iniziare con quel genere?
Scrittore è cosa alta, io mi definisco “scrivendo”. Non essendo uno scrittore non ho un genere mio.
Dove prendi l’ispirazione?
Come detto, dalle cose che imparo. Ad esempio per…
Arte e ricerca scientifica, dall’ideale greco di bellezza, ai solidi platonici, alla sezione aurea ed alla prospettiva vivono un dialogo mai interrotto. Lucrezio parla del vuoto e ci fa ricordare l’indeterminazione di Heisenberg e Planck, per Galileo “la natura parla la lingua della matematica” e DouglasHofstadterevidenzia come in Escher convivono matematica, topologia e logica. Sulla natura, sul problema della conoscenza e del sapere s’ interroga l’opera di Leopardi, la sua poesia s’intreccia alla filosofia nei versi “questo globo ove l’uomo è nulla, sconosciuto è del tutto”, e alla matematica, segnatamente, alla topologia: i “nodi quasi di stelle” sono un riferimento ante litteram alla teoria dei nodi, i versi “le nostre stelle o sono ignote, o cosìpaion… un punto di luce nebulosa” confermano la sua attenzione per l’universo e richiamano l’astrofisica infatti, adolescente, scrisse la “Storia dell’astronomia“. Si può dire, per parafrasare…