“Inferno” è la raccolta di poesie dello scrittore e poeta Francesco Abate, finalista per il Premio Nabokov.
Una lettura essenziale, per aprire gli occhi su quanto sangue viene versato e accusare tutti i persecutori, di guerre ma anche di singoli avvenimenti personali.
Nell’articolo, potrete leggere un’interessante intervista con l’autore Francesco Abate.
Salve Francesco, com’è nata la tua passione per la scrittura?
Salve. La passione per la scrittura è nata in me fin da bambino, figlia di quella per la lettura. Da piccolo leggevo tanto, nutrivo la mia fantasia e per questo avevo inventavo tante storie che mi piaceva scrivere.
Cos’è per te scrivere?
Tutto. È il modo più efficace per esprimere quello che sono e condividere quello che penso, ed è inoltre una delle cose che mi permette di realizzare me stesso, quindi una delle cose che mi rende davvero felice.
Quali emozioni hai provato nello scrivere questo libro, Inferno?
Inferno ha avuto una gestazione lunga e ha messo in contatto la mia anima con i lati più oscuri dell’umanità, perché parla di sofferenza e ingiustizie. Scriverlo è stato allo stesso tempo gratificante e straziante; mi ha permesso di esprimere i miei sentimenti e le mie idee su questioni molto complesse, regalandomi la gioia della condivisione, ma mi ha anche costretto a guardare dentro le peggiori atrocità di cui è capace l’essere umano, nutrendo in me un grande sconforto.
E quanto hai messo di te in questo libro?
In ogni libro io metto tutto di me, perché non ha senso scrivere se nelle pagine non si mette quello che si ha nella testa e nel cuore. Ogni parola, ogni scelta tematica e stilistica, sono una tessera del grande mosaico che mi rappresenta.

Cosa deve aspettarsi il lettore dal tuo libro?
Intense emozioni, pugni nello stomaco e tante informazioni nuove. Con Inferno ho provato ad emozionare il lettore mettendolo a contatto con le vicende tragiche che sporcano il mondo, e con le sofferenze che queste generano in chi le subisce, ma ho anche scritto la silloge sperando di accendere l’interesse su crimini e conflitti ormai dimenticati, perché oggi l’attenzione dura pochi minuti anche quando parliamo di tragedie.
Chi sono i tuoi maestri letterari a cui ti ispiri o prendi spunto?
L’idea di Inferno è stata sicuramente ispirata dalla lettura dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, perché quell’opera per la prima volta mi ha mostrato come la poesia possa raccontare storie oltre che rappresentare sentimenti. In generale poi, almeno per quanto riguarda la poesie, mi ispiro molto anche a Giovanni Pascoli, che era maestro nell’usare le immagini della natura per rendere gli stati dell’animo umano.
Ci regali un breve estratto del libro?
Vi regalo un estratto di una poesia dedicata ad Alexei Navalny, il dissidente russo da poco eliminato dal regime di Putin:
“Non bere quel tè, Alexei,
non è figlio dell’India sacra
o dei campi allevati con amore
ma è nato dall’uovo nero
del rapace che strappa gli occhi
che non si chiudono davanti alle ingiustizie”.
Quando la scrissi pensai all’avvelenamento di Navalny avvenuto poco tempo prima e scoperto in Germania, oggi è purtroppo la poesia dedicata all’ennesima vittima di un regime sanguinario che per anni l’Occidente ha finto di non vedere.
Qual è il primo libro che hai pubblicato?
Nel 2009 pubblicai il romanzo Matrimonio e Piacere (Aletti Editore), un libro col quale presentavo la mia visione dell’amore e contestavo l’usanza del matrimonio, che ancora oggi giudico una mostruosità.
Hai un nuovo libro tra i tuoi progetti futuri?
Più di uno, anche se non tutti i progetti poi si concretizzano. Sto delineando un romanzo sulla fuga dalla società come unica speranza di felicità, mentre già sto proponendo alle case editrici un altro romanzo sulla ricerca della vera felicità.
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La raccolta di poesie Inferno di Francesco Abate è edita da Edizioni Ensemble per la collana poesie, 90 le pagine.