“Il Fiorino nero di Dante” di Marco Del Pasqua è un romanzo avvincente e ricco di mistero.
Intreccia abilmente le storie di due protagonisti separati nel tempo, ma uniti da un filo sottile di destino intrecciato nei meandri della storia.
Cattura l’immaginazione fin dalle prime pagine e trascina il lettore attraverso le epoche, mescolando il fascino del passato con la vita contemporanea.
Salve, com’è nata la tua passione per la scrittura?
Il primo approccio alla scrittura risale alla gioventù quando cominciai a scrivere poesie, rendendomi ben presto conto che non facevano per me. Iniziai a scrivere racconti e il primo che presentai a un premio letterario, nel lontano 1982, ricevette un riconoscimento che m’incoraggiò nel proseguire. Successivamente ho scritto romanzi che però restavano chiusi nel cassetto finché non ho deciso di iniziare a pubblicarli perché ho ritenuto che scrivere soltanto per me, alla fine, avesse poco senso. Ma, per rispondere alla tua domanda, la passione per la scrittura nasce innanzitutto dalla lettura.
Cos’è per te scrivere?
Scrivere è per me una grande passione e un’emozione unica. Secondo me in tutto questo c’entra molto la psicologia perché nei romanzi si possono guidare gli eventi a proprio piacimento mentre nella vita reale questo non è possibile o non è sempre possibile con altrettanta facilità.
Quali emozioni hai provato nello scrivere questo romanzo?
Le emozioni sono sempre molte e di diverso tipo: a volte posso persino ridere o piangere quando scrivo, dipende dall’intensità delle scene. Ne “Il fiorino nero di Dante”, ambientato nella terra dove sono nato, cui sono molto affezionato, si aggiungevano anche un forte senso di nostalgia per il tempo passato e una sorta di timore reverenziale per un personaggio del calibro di Dante Alighieri.
E quanto hai messo di te in questo libro?
Direi tutto. I libri sono il frutto della nostra fantasia e in ogni personaggio c’è sempre una parte di noi. Le emozioni dei personaggi sono quelle che proviamo noi autori nel descriverle.
Cosa deve aspettarsi il lettore dal tuo libro?
E’ un romanzo d’amore, quindi mi aspetto che il lettore si lasci cullare dalla trama ma è anche un romanzo storico e spero che serva ad aprire uno spaccato su un episodio poco noto della vita di Dante Alighieri.

Chi sono i tuoi maestri letterari a cui ti ispiri o prendi spunto?
Per il rigore storico, sicuramente il mio maestro è Alessandro Manzoni perché anche a me piace mescolare la storia vera con la fantasia e intrecciare con essa i personaggi. Sinceramente non mi piacciono i romanzi troppo slegati dalla storia vera. E poi un’altra fonte di ispirazione è sicuramente Umberto Eco ma soltanto con “Il nome della rosa”, per lo spessore culturale che cerco d’infondere nei romanzi anche se certamente non al livello del maestro. Un altro autore che m’ispira è Ildefonso Falcones perché anche a me piace partire da storie locali, spesso ambientate in Toscana, per dar loro un respiro più ampio d’interesse generale. Un po’ credo di esserci riuscito perché molti miei romanzi sono tradotti in più lingue.
Ci regali un breve estratto del romanzo?
Volentieri. In questa scena abbiamo Dante Alighieri che si perde nei boschi intorno a Poggio S. Cecilia:
Cercarono di ritrovare i sentieri che avevano percorso, ma c’era il rischio di perdere l’orientamento e più volte furono costretti a fermarsi provando a capire la direzione da prendere mentre il sole, punto di riferimento più importante, ormai stava tramontando.
Le tenebre calarono e immediatamente si persero.
“Dovremmo vedere da qualche parte almeno i fuochi dell’accampamento, proviamo a salire da questa parte”. Si arrampicarono a tentoni.I mercenari camminavano svelti e anche Riccardo mentre Dante nel frattempo si attardò perdendo i contatti con gli altri; si sentì solo e fu assalito dal terrore, una paura atavica che aveva origine dalla sua infanzia. Chiamò Riccardo ma non udì risposta, intanto il freddo cominciò a penetrargli nelle ossa e cercava di scansare rami e cespugli che sembravano colpirlo in ogni parte del corpo. Temette per lunghissimi attimi di non poterne più uscire e allora si lasciò cullare dalla poesia per tentare di scacciare il terrore. Ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura!
Qual è il primo libro che hai pubblicato?
Nel 2006 ho pubblicato “Inspiegabili illlusioni”, due mini romanzi a tema psicologico.
Hai un nuovo libro tra i tuoi progetti futuri?
Certamente. Il romanzo cui sto lavorando attualmente parlerà dell’insurrezione aretina del 1799 contro l’invasione napoleonica della Toscana. Si tratta di una storia poco nota, volutamente messa nel dimenticatoio in epoca risorgimentale, che però sorprenderà per lo spessore dei personaggi e la trama avvincente con personaggi noti, meno noti e soprattutto sconosciuti che, sono sicuro, stupiranno i lettori per il loro incredibile valore.