Liberamente ispirato ad un racconto di Murakami Haruki, Charlie sotto i portici di Massimiliano MIlesi è un libro incredibilmente affascinante.
Ne parliamo con lui in questa interessante intervista.
Salve Massimiliano, com’è nata la tua passione per la scrittura?
Sono sempre stato una persona piuttosto estroversa, mi piaceva raccontare e creare storie, anche se a volte mi sentivo in imbarazzo. Da ragazzo scrivevo articoli perchè il giornalismo era qualcosa che mi affascinava molto. Ho iniziato con fanzine “politiche” all’epoca del liceo, e poi proseguito con altre all’Università. Ho studiato da Critico Cinematografico con Guido Aristarco, e scritto la mia prima recensione su «Cinema Nuovo» a 22 anni. La scrittura teatrale è iniziata anche un po’ prima… e poi ho continuato.
Cos’è per te scrivere?
Come per il Teatro, è dare forma e vita a pensieri e sogni. A volte è uno strumento Tecnico, come nei Saggi sulla Recitazione e gli Articoli che scrivevo sul Quotidiano con il quale ho collaborato tra il 1996 e il 2004, dedicandomi a presentare eventi di Arte Contemporanea.
Quali emozioni hai provato nello scrivere questo romanzo?
In realtà volevo raccontare una Storia che trasportasse in una Roma che ho vissuto da giovane, ma anche con un occhio di riguardo alla Musica Jazz e il suo mondo. Per motivi lavorativi ero stato molto a contatto con il Teatro Tordinona e la sua Affascinante zona, ed è stato uno scenario perfetto.

E quanto hai messo di te in questo libro?
Mettiamo sempre qualcosa di noi, in tutto quello che creiamo, ma io credo che non sia importante. Un Libro, uno Spettacolo, una Fotografia devono poterci sopravvivere ed essere “altro” da noi. A volte catartici, ma sempre un Prodotto che deve poter vivere da solo. Un po’ come quando ti chiedono “meglio il film o il libro?” Si tratta di mondi diversi, e così devono esserlo autore e testo. Decifrare e creare collegamenti è il compito degli studiosi, o di chi riterrà opportuno occuparsi di noi.
Cosa deve aspettarsi il lettore dal tuo libro?
Un po’ di sogno, un po’ di musica, un po’ di Roma… Una storia che ti rapisce dalle prime pagine e che ti fa arrivare fino alla fine senza poter smettere.
Chi sono i tuoi maestri letterari a cui ti ispiri o dai quali prendi spunto?
Murakami Haruki è lo scrittore che mi ha ispirato con il suo Charlie Parker plays Bossanova e sicuramente è anche l’autore che potrei portarmi dietro in qualunque viaggio o circostanza insieme al Sutra del Loto che deve stare in ogni posto dove dormo. Credo di avere tutti i suoi libri tradotti in italiano. Purtroppo il mio giapponese ancora non mi consente di leggerlo in lingua originale. Spero di arrivarci prima di lasciare questa vita. Italo Calvino, Raymond Queneau, Georges Perec, Carlo Goldoni e Anton Cechov assieme a Samuel Beckett e Harold Pinter sono le Colonne irrinunciabili. Mi piacciono molto anche Francesco Piccolo, Domenico Starnone, Ariel Dorfman, Yasmina Reza e tanta Letteratura Contemporanea.
Ci regali un breve estratto del romanzo?
Sto per essere radiato dall’albo dei giornalisti, dopo aver conquistato le ferie pubblicando misteriose fotografie di un giapponese che stava a Roma negli anni ’50. Nelle foto compare Parker assieme ai suoi del Quintetto di quel periodo. Gli Accaccademici sono in rivolta e vogliono la mia testa; si ostinano a negare che Parker abbia mai suonato in quel ristorante. Dalla RAI mi chiama una fantomatica Silvia Laici, che dice di essere in possesso del nastro audio, realizzato dal padre Flavio Mistici, gigante incompreso del Jazz.
La incontro, ed è come vedere una foto di quegli anni prendere vita. Carina, sembra sapere il fatto suo, ma del nastro ancora non si fa parola.
Andiamo al Bar da Sergio, in Via dell’Orso, e rischio di perdere il mio barista preferito che crede di vedere tale Anna, (si capisce benissimo che era una antica “fiamma”) diventata la moglie del suo amico Flavio, il fantomatico autore della registrazione nonché padre di Silvia.
Deduco che sono cliente, da diciassette anni, del Bar dove Flavio Mistici e la sua Anna prendevano dell’ooooottimo caffè.
Sto per salvare la carriera grazie a un nastro audio che mi vien recapitato (forse) dalla figlia dell’autore, che prendeva ‒ cinquant’anni prima ‒ il mio stesso caffè. Il tipo suonava il sax, ed era molto bravo. Anzi, direi che era il mio mito.
Ma è solo dopo un po’, passeggiando per Roma con questa ragazza, che scopro che si tratta del mio mito Flavio Mistici. C’è da impazzire .
Sono nei guai grazie a un altro sassofonista, decisamente più noto e forse uno dei più grandi. Stasera gli faremo omaggio senza avere in organico un sax. Di fronte alla figlia di uno che era suo amico, e suonava il sax anche lui. Aggiungo che questa figlia mi ha anche baciato.
Se sopravvivo a tutto questo, posso dire di avere poteri divini.
Qual è il primo libro che hai pubblicato?
Teatro e Zen nel 2014, un Saggio su come l’Essere Qui ed Ora, Presenti nel momento Presente insegnato dallo Zen sia fondamentale nel lavoro degli Attori. È uscito nel 2014, ma ancora si trova.
Hai un nuovo libro tra i tuoi progetti futuri?
Certo, un’altra Fiction ambientata a Roma. Questa volta siamo all’Esquilino/Celimontana e c’è di mezzo Picasso e un traffico improbabile di Opere d’Arte. Il resto è Top Secret. Altrimenti Lara Di Carlo di PandiLettere mi uccide.
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