Intervista a Rino Margiotta, autore di Le stanze dell’amore incerto

La Casa Editrice GDS presenta il nuovo romanzo di narrativa contemporanea dell’autore Rino Margiotta, intitolato Le stanze dell’amore incerto.
Un romanzo che si apprezza fin dalle prime pagine, anche grazie lo stile particolare dell’autore, che ha molto da raccontare e lo fa con caparbietà.
Il livello della narrativa rimane sempre alto, la lettura è scorrevole, l’originalità dell’evolversi della storia mantiene il lettore con la giusta attenzione.

Salve, com’è nata la tua passione per la scrittura?  

La passione della scrittura nasce al Liceo. Ero appena sufficiente in quasi tutte le materie. Ma nei temi di italiano sentivo che la musica cambia. Ho cominciato scrivendo diari di bordo grotteschi ed erotici. Ingentiliti dalla scoperta della poesia. Centinaia di poesie nei miei faldoni.

Cos’è per te scrivere?  

Scrivere è semplicemente un modo di vivere. Molte ore della giornata si passano correggendo i pensieri.

Leggere è impegnativo. Io leggo quasi niente da cinque anni, ho smesso causa  acufene. L’ultimo romanzo me l’ha dato mio figlio. Racconti di Irvine Welsh. Devianza tossica ad alto potenziale. A un certo punto c’è una vagina dilaniata da un intervento di trasformazione sessuale. Una apertura frutto dell’asportazione del pene. E quel buco irriconoscibile mi ha ricordato alcune pagine di Petrolio: gli orifizi di Pasolini usati da una banda di ragazzi in mezzo alla campagna.

Ho pubblicato  “Il fantasma di Ermanno Bragaglia” e “Da una risacca di parole”. Parti di una trilogia familiare. Il terzo, “Il segreto del Manicomio”, che poi sarebbe il primo in ordine cronologico, è in attesa di pubblicazione. Duecento pagine in cui Bragaglia cerca di confessare un tradimento avvenuto in manicomio, al Santa Maria della Pietà a Roma. Una cosa da niente, una semplice “leccata di fica” dice. Ma è così difficile confessarla.

Chi sono i tuoi maestri letterari a cui ti ispiri o prendi spunto?  

I libri accompagnano i cambiamenti. Da ragazzo cercavo il sesso. Poi la psicologia prende il sopravvento mescolandosi a sogni e altre realtà parallele.

Gli autori sono tanti…possiamo arrivarci anche da una critica negativa…così è successo con Stefano d’Arrigo.

Ci regali un estratto del romanzo? 

Ecco un estratto del romanzo “Le stanze dell’amore incerto”, scritto a Bologna. Un rapporto sessuale fra Gilda (abusata dal padre) e Salvino, omosessuale che riscopre  con lei la sua parte maschile:

“Per farlo calmare, Gilda cominciò ad accarezzargli i capezzoli. E lui si blocca subito. Sentì aprirsi qualcosa. «Stai a vedere che sfondo un altro chakra!», aveva il formicolio sulla punta delle mani e dei piedi. E il corpo leggero. E la testa gli pulsa proprio dove i capelli se n’erano andati tutti lasciando una  bella chierica. Non ha rimpianti per quei quattro peli. E anche lui cominciò a stuzzicarle le tettine a pera all’insù, «Che bei bottoncini…». E Gilda godeva la melodia da un capezzolo all’altro, due suoni suonati dalla stessa mano, la mano che tocca due capezzoli insieme, e lei sente qualcosa spingere da dentro, e se per un attimo si è sentita sola, subito c’è lui vicino…sopra…sembra suo padre…non è lui…è un altro che sorride…poi è di nuovo suo padre…poi è Salvino che ride…sorride…si è sommato come si sommano le idee per fare un ideale. E anche se sta sopra non pesa, anche se è tanti uomini insieme è leggero e vola dentro di lei come una rondine, ma sembra sbattere come un moscone  contro il vetro di una finestra in una camera tappezzata di tele di ragno, e continua a sbattere perché vuole volare via da quella trappola…e  magari ci riesce ma finisce nel becco della rondine che poi torna nel nido dove sta covando le sue uova…e magari anche lei sta già covando con queste regole che non arrivano. Potrebbe essere tutto così semplice, potrebbe essere incinta. E così anche lei  prosegue il volo della vita, lei e Salvino, due uccelli in volo e un uccellino che sta arrivando, e loro l’avrebbero fatto crescere sano e forte, finché anche lui sarebbe volato via mentre loro due lo guardano allontanarsi. E Salvino vedrà lei che invecchia, che gli sfiorisce sotto gli occhi, e anche lui le morirà davanti, e questo era giusto perché vuol dire che questo amore durerà tutta la vita, e lei non avrebbe rinunciato a questo sogno, e  si sentiva fuori di  lei e dentro di lui, che lui quasi non riusciva a crederci di averlo ancora duro, lui che le sue erezioni prima di conoscerla duravano niente, e ora invece il prurito continua a scorrere,  sente che lo sta perforando a cominciare dai capezzoli…ma proprio mentre  pensava ai suoi capezzoli si accorge di aver perso il cazzo, e anche Gilda se n’è accorta e si scavallava agile per prenderglielo in bocca. E adesso quel prurito scende…calava giù e sembra che lei glielo tiri via dal culo…sentiva il risucchio partire dalla spina dorsale…e  si stirava, si allunga quasi per facilitare lo scorrimento di quel gusto che scende nel cazzo che torna a crescere. E Gilda può tornare a sedersi sopra,  a farlo sedere dentro, a stringerlo e lasciarlo, e  lui sente che lei lo lascia libero  e lo cattura, e  capisce l’elasticità di una fessura dove lui ha smesso di sguazzare e di annaspare…adesso sembra uno scivolo. Ma anche questa volta Gilda lo stava perdendo. «A cosa pensi?» «Niente.» «Non è vero.» «È vero.» «Non è vero!» «E allora dimmelo tu a cosa penso…», e per un attimo Salvino pensò  che lei lo sa veramente e si sarebbe messa a parlare dicendo tutto quello che lui ha pensato, e lui riconosce che è tutto vero, anche se ha già dimenticato quello che stava pensando, o forse non pensava più  a niente, era stata solo una sensazione di pensiero, ma lei questa sensazione può farla risalire con la sua voce, e lui si riconosce in quella voce  che emerge come dalle nebbie un faro, un punto di riferimento in mare aperto per ricostruire una rotta smarrita…e si aspetta di risentire quel risucchio che gli aveva allungato la spina dorsale fino al buco del culo…questo è il faro che gli è rimasto in testa di quei pensieri…

ascoltava la profondità del ventre, una rigenerazione, una miniera di diamanti che lui ha cominciato a scavare, lo fa il dito che dopo essersi bagnato nella spremitura di fica  cerca un varco fra le pareti serrate  del buco del culo… «…Ma vuoi mettere la bellezza di un cazzo nudo…di fronte a un cazzo nudo non c’è musica che tenga!» E con il pisello un po’ dritto sembra un soldatino con la baionetta. «Il cazzo nudo è un’altra cosa…è roba acida…vischiosa. È smegma! Piccolo ma  duro!» E si ringalluzzisce all’idea della vischiosità acida, quella crema che lui ha leccato in tanti cazzi. E mentre la penetra le mette anche il dito nel culo. Dentro di lei davanti e dietro, con lo stesso ritmo, sfregandosi quasi da una parte all’altra, diviso solo da una parete sottile che tocca col dito e col cazzo. E stando cosi, toccandola tutta sentì che stava per venire…arriva, arriva, e mentre viene grida «Siiii! Sburro…sburro…sto sburrando!». Sì che sta sburrando, e anche Gilda gli dice sì, e gli dice che viene con lui, e gli dice che lo vuole prendere tutto, e dopo gli vuole succhiare il cazzo, lo vuole succhiare tutto. In fondo gli dice quello che lui andava cercando prima, e cioè che gli avrebbe tirato il midollo fino al buco del culo…e ora ci sono arrivati insieme, e lui si dibatte come quel moscone nella tela mentre lei lo  succhia come il ragno che lo avrebbe lasciato  completamente vuoto.”

Qual è il primo libro che hai pubblicato?  

Nel mio computer ho un lavoro scritto negli anni ’90.  “Prove di recitazione in sette atti”. Un gruppo di attori dilettanti diretti da un improbabile regista. Una rappresentazione teatrale che si sviluppa in romanzo. Poco più di cento pagine.

Hai un nuovo libro tra i tuoi progetti futuri?  

L’ultimo romanzo lo sto scrivendo…questo sarà proprio l’ultimo visto che viaggio sui 73 anni. Scritte poco più di cento pagine. Parla del viaggio in Sicilia di un vecchio che ha lasciato morire sua moglie. L’ha vista affogare…non ha fatto molto per salvarla.

Il romanzo Le stanze dell’amore incerto dell’autore Rino Margiotta è edito da Edizioni GDS, disponibile in formato cartaceo e digitale, 320 le pagine.

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