“Inferno” è la nuova raccolta di poesie dello scrittore e poeta Francesco Abate, edita da Edizioni Ensemble per la collana poesie.
Qui di seguito l’intervista all’autore, per conoscere meglio sia lui che il suo libro.
- Ciao Francesco, com’è nata la tua passione per la poesia?
Per tanti anni ho letto esclusivamente romanzi, interessandomi poco alla poesia. Col tempo però ho imparato come attraverso i versi si potesse esprimere un’immediatezza impossibile da trovare in un romanzo o in un saggio. Grazie a poesie straordinarie di Pascoli e Foscolo, e a uno studio approfondito e personale della Divina Commedia, ho capito le potenzialità della poesia e me ne sono innamorato.
- Cos’è per te la poesia?
La poesia è uno sfogo dell’anima, un urlo che nasce dalle viscere e si manifesta in forme variegate; è il canto della sirena che seduce la mente e la pone in uno stato superiore, rendendola in grado di recepire concetti impossibili da cogliere attraverso un ragionamento.
- Quali emozioni hai provato nello scrivere “Inferno”?
Tanta sofferenza, perché mi sono tuffato in un mare di dolore in cui non è facile nuotare. Ho provato però anche tanta ammirazione, perché ho trattato di persone che nonostante difficoltà enormi, nonostante pericoli raccapriccianti, hanno sposato un principio e lo hanno difeso con tutte le loro forze. Inferno in fondo è questo: il racconto del sangue che bagna la terra ma anche del coraggio che cerca di cucire le ferite.
- E quanto hai messo di te in questo libro?
Tutto. Inferno è la visione del male attraverso i miei occhi, la percezione del dolore attraverso il mio cuore, l’ascolto dei lamenti per mezzo delle mie orecchie e la valutazione della realtà fatta con la mia mente.
- Cosa deve aspettarsi il lettore dalla tua raccolta di poesie?
Quello che un libro dà al lettore dipende prima di tutto dal lettore stesso. Io spero che leggendo Inferno il lettore diventi più consapevole del male che infesta il pianeta, che sia invogliato ad approfondire le radici storiche delle tante ingiustizie che causano i conflitti, e che soprattutto empatizzi di più con le vittime invece di giudicarle in base al colore della pelle o alla religione.
- Chi sono i tuoi maestri letterari a cui ti ispiri o prendi spunto?
Per Inferno mi ha ispirato molto Edgar Lee Masters con la sua Antologia di Spoon River, un’opera in cui la poesia è usata per raccontare delle storie e delineare i pregi e i difetti dell’essere umano comune. In generale come modelli mi sento di indicare Pascoli, Carducci e Foscolo, oltre ovviamente al sommo Dante Alighieri.
- Ci regali qualche verso di questo libro?
“Cinque avvoltoi a mangiarci gli occhi,
cinque denari a comprarci l’anima,
cinque fuochi a bruciarci le case,
cinque forche a tenerci appesi,
cinque note ci suonano il requiem.”
Con questi versi si chiude la poesia Kurdistan, con la quale racconto del popolo curdo, diviso tra cinque stati e perseguitato in ciascuno dei cinque.
- Qual è il primo libro che hai pubblicato?
Il primo libro che pubblicai fu Matrimonio e Piacere, un romanzo contro il matrimonio e contro la visione tradizionale dell’amore. Lo pubblicai nel 2009 con una piccola casa editrice romana e credo che oggi non sia nemmeno più in commercio. Ogni tanto penso di ripubblicarlo dopo una bella revisione, perché a livello formale ci sono delle scelte che non rifarei, e non escludo di farlo prima o poi.
- Hai un nuovo libro tra i tuoi progetti futuri?
Sto revisionando un romanzo sui migranti che partono dall’Africa per venire in Europa, un libro che scrissi qualche anno fa e che oggi, in questa pazza Italia che parla di sostituzione etnica, ritengo fondamentale pubblicare. Spero di pubblicarlo entro l’anno.
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